Saturare ogni attimo. La volontà nitida di Silvia Celeste Calcagno

“mi è venuto in mente che ciò che voglio fare, ora, è saturare ogni atomo. Eliminare, cioè, ogni spreco, tutto ciò che è inerte, superfluo: rappresentare il momento nella sua interezza, con tutto ciò che comprende. Diciamo che il momento si compone di pensiero, di sensazioni; la voce del mare. Lo spreco, l’inerzia, nascono dall’inclusione di cose che non appartengono al momento.” V.Woolf, Diario

 

Tra le parole lineari di Virginia Woolf si rintraccia il grido originario che deve aver generato l’eco possibile che ha permesso a Silvia Celeste Calcagno di delineare la sua poetica artistica. Saturare ogni atomo, ricercare il dettaglio che permetta di rintracciare l’essenza vera del mondo e di se stessi, scavare a fondo fino a rintracciare l’istante in cui la verità appare nitida come uno specchio, sono azioni destinate a cambiare per sempre la percezione del mondo in chi si rapporta con le sue opere. Come in tutte le sfaccettature di un prisma, oggetto che bene rappresenta metaforicamente l’animo di questa artista, la realtà si riflette e viene irradiata in base a tutto quello che noi siamo, possiamo o vorremmo essere o semplicemente non siamo mai stati e ce ne chiediamo il perché. La sovrapposizione delle tecniche crea un labirinto ineffabile in cui Silvia si aggira sicura, con la volontà di mantenere salde le briglie di una realtà complessa e sfuggevole per la maggior parte del tempo. Solo nella quiete gli stimoli possono trovare la giusta collocazione senza smarrirsi: “la mancanza di distrazione, la concentrazione e la conseguente bellezza mi colpiscono. Quasi la mente avesse bisogno di posarsi indisturbata sopra l’oggetto per secernere la sua perla”, dice ancora la Woolf. Le affinità tra anime sensibili non risentono del passare dei secoli, e neppure del fatto che si possa non conoscere personalmente un artista: davanti alle opere di Silvia ci si confronterà davanti a se stessi come in uno specchio. Ci appariremo, allora, forse, dannatamente imperfetti, destinati a cadute, riprese, fallimenti o successi insperati; arrancheremo davanti al vuoto per indagare il senso del pieno. Eppure, sollevando gli occhi e ricordando d’improvviso di trovarsi tra le pareti di una galleria o di una sala espositiva, ci accorgeremo che la luce sembra irradiare un fascino diverso, che i dettagli nitidi ammaliano e che la ripetitività di immagini e suoni accompagna come un mantra millenario permettendoci di scorgere un frammento della nostra verità. E forse nella nostra testa rimarrà l’eco di parole come quelle di Virginia Woolf, che per il loro contenuto potrebbero essere state pronunciate da Silvia Celeste, a chiarire il senso della nostra esperienza di stupore. “Sarà inevitabilmente molto imperfetto. Ma forse sono riuscita a far stagliare le mie statue contro il cielo”.